TEMPOLINEA

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4/20 al 9/11

Davide Piacenza va strafatto alla cerimonia per i 25 anni dell’11 settembre

Davide Piacenza
set 16, 2026
∙ A pagamento

Il sindaco di New York Zorhan Mamdani e la deputata Alexandria Ocasio-Cortez sono finiti al centro di una polemica per un breve video in cui ridono durante la cerimonia per i 25 anni dell’Undici Settembre. Non erano i soli: alla cerimonia c’era anche Davide Piacenza, giornalista e scrittore, anche lui stava cercando di non ridere durante un momento così solenne – per un altro motivo.


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È l’11 settembre 2026 e mi trovo a New York per caso: pochi giorni fa un’amica di famiglia si è sposata in Virginia, tutto sommato non troppo lontano da qui, e inoltre la mia compagna non tornava a Manhattan da prima che questa data significasse qualcosa di più che non una semplice serie di cifre. «Oh, uffa Tonio!»: venticinque anni fa stavo seguendo distrattamente una puntata della Melevisione con mio fratello minore, quando all’improvviso, alle ore 15:33, l’annunciatrice Peppi Franzelin ha occupato lo schermo col suo blazer bianco, come una Madonna di Fatima apparsa alla tv per bambini, per dirci che il mondo che conoscevamo non sarebbe mai più stato lo stesso. Di là, nel cucinotto, mia nonna commentava il Tg5 con lo scetticismo di chi ne ha viste tante: «L’è ‘n cine», ripeteva seduta sulla sedia in un angolo, è un film per il cinema: quelle immagini dei grattacieli in fiamme dopo essere stati colpiti da due aeroplani non potevano certo essere vere.

Da allora, come ci si poteva aspettare, tante cose sono cambiate: quella nonna non c’è più, quel fratello minore ha vari capelli bianchi, l’attore che impersonava Tonio Cartonio ha quasi 70 anni (ma l’ho incontrato a un festival a cui eravamo invitati entrambi e posso assicurarvi che li porta benissimo), gli interventi americani all’estero si sono sprecati e io sono già stato ben quattro volte a Manhattan, che in effetti è indistinguibile da un set cinematografico a cielo aperto. Questa però è, tra tutte, la visita più complicata da gestire: non soltanto oggi cade l’anniversario del quarto di secolo dalla strage fondativa di quest’epoca, ma io mi trovo ad affrontarlo in uno stato di alterazione psicotropa che mi costringe a ridere a crepapelle.

Preciso, Vostro Onore, che nello Stato di New York la vendita e il consumo di marijuana a scopo ricreativo sono legali per gli adulti dai 21 anni in su. E così, su input della mia compagna di viaggio, ci siamo recati in un dispensary – un negozio autorizzato alla vendita legale di queste sostanze – sulla Settima Strada, a due passi da Times Square, dove un addetto gentilissimo ci ha aiutato a navigare attraverso l’immensa offerta del catalogo, raccomandandoci tra l’altro una precisa marca di edible – ovvero, delle caramelle gommose infuse di cannabis sativa. Chi eravamo noi per negarci questa possibilità? Paese che vai, eccetera eccetera. A me le canne non hanno mai fatto chissà quale effetto, per cui davo per scontato che quella caramellona rosa, nome commerciale «Daydream», trangugiata sotto un enorme pannello led pubblicizzante l’ultimo profumo Armani, non mi avrebbe dato particolari problemi.

Niente di più falso. A mezz’oretta dall’ingerimento, semplicemente camminando sentivo un formicolio caldo nell’incavo del ginocchio; dopo quaranta minuti ero di fatto incapace di provare qualunque preoccupazione; dopo un’ora, avevo le lacrime agli occhi dal ridere. Ora: la risata, di per sé, è un toccasana per la salute – migliora la salute fisica e mentale, riduce lo stress, rafforza il sistema immunitario e di certo apporta anche altri benefici indicati dall’AI Overview di Google. Tuttavia, quando ti trovi a non riuscire a contenere le risate nel luogo della peggiore ecatombe della storia statunitense, e nel giorno della commemorazione solenne per i 25 anni dalla tragedia, l’idillio si tramuta in un incubo. Di quelle due ore sotto l’effetto della cannabis ricordo anzitutto un urgente, e progressivamente scomodo, senso di inopportunità: il mondo si è radunato qui per celebrare migliaia di vittime innocenti, e un giornalista italiano è venuto apposta per singhiozzare dal ridere? Come spesso accade con la marijuana – così, almeno, mi dicono: io fino all’11 settembre scorso pensavo di esserne immune, appunto – la paranoia si era fatta largo a spintoni nell’atarassia, e io ero certo che qualcuno lì, per le strade di Manhattan, mi avrebbe ripreso, e nel giro di dieci ore massimo sarei diventato noto a livello internazionale come un amico dei terroristi. Non era, col senno di poi, un timore così infondato: una situazione simile (ma senza edible candies) è capitata al sindaco Zohran Mamdani e AOC, al centro della Polemichetta del Giorno™ e accusati più o meno in quel modo per essersi scambiati un sorriso in diverse ore di commemorazione istituzionale delle vittime.

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Davide Piacenza
Giornalista e scrittore, è stato editor di Wired Italia, Forbes Italia e Rivista Studio. La sua newsletter culturewars.it si occupa di conflitti culturali.
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