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Coming out neofascista

Nicolas Framont sulla morte di Quentin Deranque

feb 27, 2026
∙ A pagamento
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La scorsa settimana a Lione il militante neofascista francese Quentin Deranque è rimasto ucciso in uno scontro degli attivisti antifascisti: la vicenda, riassumibile in una rissa finita male, si è però progressivamente trasformata in un immenso caso politico internazionale, al punto da diventare una vera e propria versione europea dell’omicidio di Charlie Kirk. La politica si è ben prestata a questo gioco, tanto che il parlamento ha dedicato un minuto di silenzio al morto, mentre la stampa si è lanciata a cercare a sinistra i mandanti morali. Secondo il sociologo e giornalista francese Nicolas Framont, si tratta di un segnale: è la borghesia francese che fa coming out e si schiera con l’estrema destra in difesa dei propri interessi.


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“Era ora che accadesse”: un militante di estrema destra, intervistato dalla rivista Lyon Mag pochi giorni dopo la morte del suo camerata Quentin Deranque, fatica a nascondere la propria gioia. Lo scorso 14 febbraio, questo ragazzo di 23 anni, membro del gruppuscolo fascista Allobroges Bourgoin, è deceduto in seguito a una ferita alla testa riportata due giorni prima in uno scontro con dei militanti antifascisti avvenuto nei pressi di una conferenza alla quale partecipava l’eurodeputata della France Insoumise Rima Hassan, nota per il suo forte posizionamento filo-palestinese. I militanti di estrema destra e neonazisti che si sono gettati a capofitto sul dramma avevano tanta fretta che non si sono nemmeno preoccupati troppo dei propri tributi al defunto, al punto che per diversi giorni hanno diffuso sui social un’immagine che mostrava un volto che non era quello di Deranque ma di un militante del Rassemblement National del sud-ovest della Francia, che proprio per questo ha poi sporto denuncia senza che per questo la diffusione della sua immagine si interrompesse.

Insomma, è chiaro che “l’omaggio” a Quentin Deranque così come le reazioni politiche e mediatiche alla sua morte sono avvenuti nella fretta. Una fretta incontrollata di quanti sono lieti che un simile evento si verifichi, perché ha permesso loro due cose: innanzitutto, stigmatizzare ancora una volta la sinistra incarnata dal partito La France Insoumise – vale a dire una sinistra economicamente moderata (un fatto comunque insopportabile per la borghesia francese, già imbestialitasi per la proposta della “tassa Zucman”), ma decisamente controcorrente rispetto alla linea politica dominante in ambito sociale, essendo apertamente a sostegno del multiculturalismo. Ma soprattutto, la vicenda ha permesso loro di ripulire, una volta per tutte, il nome dell’estrema destra e giustificare così un’eventuale alleanza dei partiti borghesi con la stessa. Il “cordone sanitario”, che fin dalla sua creazione negli anni Ottanta promuoveva un trattamento politico differente del Rassemblement National, in particolare in termini di alleanze elettorali, è stato invertito: è ora posto contro la sinistra e in particolare contro LFI, mentre il RN e l’estrema destra sono trasformati in vittime e accolti a braccia aperte nell’“arco repubblicano”.

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