Il presidente dei bro
Leonardo Bianchi su Trump, podcast e criptovalute
Donald Trump non ha iniziato il suo cammino verso la vittoria elettorale di mercoledì quando si è rialzato urlando “Fight! Fight! Fight!”, appena dopo essere scampato per miracolo all’attentato di Butler. Certo, è stata una scena iconica e le immagini del momento hanno cementato la base – specialmente quella evangelica – attorno al mito del martire graziato da Dio per salvare l’America. Ma per l’appunto, Trump non ha iniziato a vincere quando si è rialzato; l’ha fatto quando si è seduto davanti a dei microfoni Shure SM7B nei confortevoli salotti dei podcaster su YouTube. E nella fase finale della campagna si è seduto decine e decine di volte, parlando amabilmente di UFO, football, sport di combattimento, wrestling, dipendenze, aneddoti personali e (solo occasionalmente) di politica con una schiera di creator – tutti rigorosamente maschi e bianchi – seguiti da milioni di persone. I numeri delle apparizioni di Trump in questi podcast sono a dir poco impressionanti. Giusto per citarne al…




