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Sotto assedio

Michelle Gross sulle proteste anti-ICE a Minneapolis

gen 30, 2026
∙ A pagamento

Da settimane, l’amministrazione Trump ha inviato migliaia di agenti dell’ICE, la polizia anti-immigrazione, nelle strade di Minneapolis gettando la città nel caos tra deportazioni e omicidi di manifestanti. La popolazione, però, non è rimasta a guardare e ha deciso di rispondere all’attacco subito mobilitandosi in massa. Abbiamo parlato della crisi in corso con Michelle Gross, militante politica di Minneapolis e presidente di Communities United Against Police Brutality (CUAPB), attualmente impegnata nelle proteste contro l’ICE.


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Per iniziare l’intervista, puoi presentarti ai nostri lettori e spiegare che cosa fa il gruppo CUAPB (Communities United Against Police Brutality)? E quale ruolo state svolgendo attualmente come organizzazione nelle proteste di Minneapolis?

Il CUAPB è un’organizzazione attiva ormai da 26 anni e che si basa interamente sul volontariato dei propri militanti. Io sono stata tra i fondatori e attualmente ne sono la presidente. La nostra organizzazione affronta la brutalità poliziesca in tre modi, a partire dal fornire supporto e assistenza alle vittime della polizia e alle famiglie di chi ne è stato ucciso attraverso una hotline attiva 24 ore al giorno che mette le persone in contatto con degli avvocati per permettere loro di raccogliere informazioni e indagare sui casi che li riguardano. In secondo luogo, lavoriamo su politiche e proposte legislative per cambiare le cause strutturali della brutalità poliziesca e, infine, informiamo le persone sui loro diritti quando hanno a che fare con le forze dell’ordine. Questo lavoro è stato particolarmente importante nel corso dell’attuale assedio dell’ICE ai danni della nostra città: stiamo insegnando alle persone direttamente colpite le modalità con cui possono tutelarsi e evitare di finire in mezzo ai raid dell’ICE, e allo stesso tempo, formiamo tutti gli altri affinché restino a loro volta al sicuro e possano diventare degli alleati più efficaci per i loro vicini.

L’ICE è stata fondata nel 2002, ma da quando Trump è tornato al potere è diventata l’agenzia di polizia federale più finanziata della storia degli Stati Uniti. Come si è evoluta l’organizzazione negli ultimi vent’anni e quanto è davvero potente ad oggi?

Sia l’amministrazione Obama sia quella Biden hanno intensificato l’applicazione delle leggi sull’immigrazione, deportando un numero enorme di persone – molte di più di quelle che ha espulso Trump nel corso del suo primo mandato. Anzi, proprio Obama a suo tempo ha perfino conferito all’attuale “zar del confine” Tom Homan una medaglia presidenziale per il suo lavoro in materia di deportazioni; è inutile aggiungere che anche all’epoca, come oggi, questa politica ha colpito molte persone che non avevano commesso nessun reato, alcune delle quali erano richiedenti asilo o si trovavano negli Stati Uniti legalmente. Pur avendo contestato questo uso distorto dell’apparato migratorio, Trump ha imposto una svolta improntata a una ben maggiore crudeltà: i bambini vengono sistematicamente separati dai propri genitori, i detenuti sono rinchiusi in strutture inadeguate (come la tristemente nota Alligator Alcatraz) e persone con richieste di asilo perfettamente valide sono costrette ad attendere all’interno di campi fatiscenti e pericolosi in Messico prima di poter entrare nel paese. In ogni caso, ritengo necessario ricordare che anche adesso i democratici non si stanno opponendo concretamente a questa situazione, anzi, contribuiscono ad alimentare questo clima continuando a votare gli enormi aumenti dei finanziamenti all’ICE, nonostante le atrocità commesse dall’agenzia. Stanno giocando con le nostre vite e con quelle dei nostri vicini per un puro calcolo politico.

In molti, nell’ultimo anno, hanno denunciato il fatto che Trump stia usando l’ICE come una sorta di milizia personale ai propri ordini, in un rafforzamento delle politiche securitarie che può essere associato ad aspirazioni autoritarie e alla crescente militarizzazione della società. Come funziona questa dinamica negli Stati Uniti e che cosa si intende con queste accuse?

Trump ha, a tutti gli effetti, trasformato l’ICE in un’arma a propria disposizione in modi che non sembravano nemmeno immaginabili sotto le amministrazioni precedenti. L’agenzia è usata dal presidente come una sorta di esercito privato fondato sulla pratica della profilazione razziale e finalizzato a terrorizzare chiunque possa anche solo sembrare o suonare come un immigrato. Gli agenti dell’ICE, come se non bastasse, abusano ormai anche di chi difende i nostri vicini non bianchi, arrivando ad arrestare illegalmente cittadini statunitensi e a sparare contro membri della comunità – uccidendone, per ora, già due. L’attuale assedio dell’ICE al Minnesota, in questo contesto, è una vera e propria rappresaglia di Trump contro uno Stato che non ha votato per lui nelle precedenti elezioni. Non ci sono dubbi sul fatto che si tratti di una vendetta personale e, non a caso, l’amministrazione sta facendo forti pressioni per estorcere concessioni ai nostri rappresentanti eletti – tra queste, si sta pretendendo che lo Stato condivida le liste di registrazione degli elettori, il che costituirebbe una gravissima violazione della privacy. Quella che si sta affermando, insomma, è una vera e propria mentalità di guerra, utile a dimostrare in un colpo solo che Trump è pronto anche ad utilizzare la forza bruta per raggiungere i propri obiettivi – e poco importa se questo comporta la sottomissione di altri Paesi per saccheggiarne le risorse o la brutalizzazione delle persone che vivono all’interno degli Stati Uniti per imporre la propria volontà.

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