Talebani cristiani
Luigi De Biase incontra la nuova estrema destra ucraina
Dal 2022, la diffusione di movimenti neonazisti in Ucraina è stata uno dei principali cavalli di battaglia propagandistici della guerra – puntualmente ingigantito dai filo-russi e minimizzato dai filo-occidentali. Da entrambi i lati se ne parla spesso, senza chiedersi cosa pensa, cosa vuole e come vede il mondo quell’aerea politica. Luigi De Biase – giornalista esperto di Russia – è stato a una conferenza dei principali movimenti di estrema destra ucraini a Kiev.
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L’aria è fredda, la strada è anonima, il cortile è praticamente deserto. La presenza di due uomini sui trenta in piedi sotto la neve, però, strilla a quelli arrivati sin qui che il posto è vicino: ancora qualche metro, oltre il cancello di un capannone. Dentro sono riuniti i principali movimenti dell’ultradestra ucraina: Bratstvo, Tsenturia, Reid, Avangard, Ordine e Tradizione. Poi gli ufficiali del Terzo corpo d’armata, che sarebbe il Battaglione Azov — l’intera ala politica che Vladimir Putin pretendeva di “denazificare” quando ha lanciato l’invasione, nel 2022. Tutti, per la prima volta dall’inizio della guerra, sotto a un solo tetto. In pieno giorno, in pubblico e nello stesso momento. Probabilmente per quella ragione le misure di sicurezza sono più marcate rispetto al resto di Kiev, e queste attenzioni sono evidenti fin da subito: in due stanno dietro alla porta d’ingresso, hanno tute mimetiche piene di insegne, passamontagna calati sul viso e fucili d’assalto a tracolla. Altri quattro con il passamontagna e i fucili in bella vista si danno il cambio attorno a un palco sul quale salgono i volti più conosciuti di questa scena politica underground. Sedute ad ascoltare, al gelo di febbraio, ci saranno a occhio e croce trecento persone. L’atmosfera è religiosa. Dal soffitto, lungo le colonne di cemento, scendono vessilli con il monogramma di Costantino: In Hoc Signo Vinces. Al centro ci sono un grande Cristo crocifisso e una cassa di munizioni usata come leggio. Parlare di palco rende appena l’idea, quello è un altare a tutti gli effetti.
La cerimonia è nelle mani di Dmytro Korchynsky. A molti in Europa questo nome dice ancora poco, ma in Ucraina ha un pubblico numeroso: è sui cinquanta, minuto, capelli grigi, baffi folti, porta un cappotto della marina. Vent’anni fa ha fondato Bratstvo, che significa “fratellanza”. Ora cerca di riunire l’intera destra in una organizzazione chiamata “Piattaforma patriottica cristiana”. Dal suo canale YouTube lancia quotidianamente i suoi moniti a Volodymyr Zelensky: nessuna tregua, nessun accordo con i russi, nessuna concessione sui territori. Korchynsky comincia ogni discorso con le parole “fratelli e sorelle”. Considera la nazione al pari di una “chiesa” e più di una volta ha chiamato i suoi seguaci “talebani cristiani”. Quello con la dicitura “talebani cristiani” in ucraino, in inglese e in arabo è di gran lunga il patch preferito dagli ammiratori e dai sostenitori di Bratstvo. Senza dubbio Korchynsky è la figura più carismatica e più controversa di questo mondo alternativo. Negli anni Novanta, quando i politologi parlavano di dissoluzione pacifica dell’Urss, combatteva contro i russi al confine moldavo, nella vicina Transnistria, in Abkhazia e in Cecenia. La sua storia personale ricorda per alcuni aspetti quella di Eduard Limonov, mentre le sue tesi rimandano ad Aleksander Dugin. Non è un caso che molti in passato lo abbiamo descritto come un agente provocatore, come una spia. Di certo c’è che aveva contatti frequenti con l’organizzazione putinista Nashi e con Vladislav Surkov, l’architetto della democrazia sovrana russa, che Giuliano da Empoli ha ritratto nel romanzo Il mago del Cremlino.




